Nella vita di ogni giorno siamo sempre più “bombardati” a livello mediatico da notizie riguardanti omicidi, aggressioni, violenza domestica, stalking, truffe digitali (e non), guerre, terrorismo, bullismo, criminalità organizzata, e via dicendo.
E’ come se la violenza facesse parte ormai inevitabilmente del nostro vivere quotidiano.
Come se quasi ci sembrasse strano non sentire parlare di un fatto di cronaca nera per qualche ora, anche se purtroppo è difficile non sentir parlare di determinate notizie anche per un arco temporale di dieci minuti.
La nostra società è esposta sempre più alla violenza e al crimine e non sono io a dirlo, ma ci basta per l’appunto ascoltare i notiziari, leggere i giornali, dare un’occhiata ai social per renderci conto della gravità della situazione, che sembra ormai essere diventata irrecuperabile.
Un aspetto particolarmente inquietante e che ritengo sia doveroso attenzionare è di come talvolta, i social inducano la gente ad una sorta di “normalizzazione” della violenza.
Difatti, sui social la violenza può diventare contenuto, discussione, meme, video condiviso migliaia di volte, portando i soggetti ad una sorta di assuefazione, difatti, anzichè rimanere sconvolti dinanzi alla violenza, quest’ultima finisce per divenire a loro familiare, finisce per diventare un comportamento da emulare.
E non si tratta soltanto di social, ma anche di film, di videogiochi e via dicendo.
L’esposizione ripetuta ed eccessiva alla violenza (di adulti e ragazzini) talvolta, finisce per portare l’individuo a diventare a sua volta violento, a ripetere certi comportamenti di cui ha sentito parlare o di cui ha letto o visto un video.
Gente che emula i personaggi dei film o i personaggi dei videogiochi.
Ovviamente, per fortuna questo non accade in tutti i casi e a tutti i soggetti, in quanto l’esposizione alla violenza non produce automaticamente comportamenti violenti e la stessa immagine può provocare effetti diversi su persone diverse.
Io per prima ad esempio, ho visto il Padrino, ho guardato tutte le puntate di Mare Fuori, ho giocato a GTA, ma dopo averlo fatto non sono di certo diventata una criminale o una violenta.
Il problema contemporaneo non è soltanto quanto crimine esista, ma anche quanto crimine vediamo, come ci viene raccontato e soprattutto, quanto effetto produce sulla nostra percezione della realtà.
A tal proposito, hanno particolare importanza ad esempio, le caratteristiche individuali e la personalità di un soggetto; l’ambiente familiare e l’educazione ricevuta; le esperienze di violenza subite e/o osservate; il contesto sociale e il gruppo dei pari; la capacità di distinguere la realtà dalla finzione; le modalità con cui la violenza viene rappresentata.
Dott.ssa Claudia Peci
