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"Il lato umano del diritto".

03/08/202603/08/2026

L’epoca del Cybercrime.

Nell’epoca nella quale viviamo gran parte della nostra vita si svolge online: lavoro, studio, tempo libero, comunicazioni, acquisti, conservando perfino i nostri dati personali attraverso dispositivi connessi a internet o nei cloud (es google drive o icloud).
Indubbiamente, l’evoluzione della tecnologia si è rivelato un bene prezioso per ognuno di noi, ma come tutte le cose dipende dall’uso che ne facciamo.
Difatti, con la tecnologia sono state “aperte” nuove porte per la criminalità.
Non ci limitiamo a parlare soltanto di hacker ma di vere e proprie organizzazioni criminali ben strutturate (es. figure specializzate nello sviluppo di malware, nell’estorsione, nel riciclaggio dei proventi illeciti, nella vendita al darkweb di dati rubati, ecc.).

Ma che cosa si intende per cybercrime?

Con il termine cybercrime si fa riferimento a tutti quei reati commessi attraverso l’utilizzo di strumenti informatici o quelli che hanno come obiettivo sistemi informatici, dati o reti telematiche.

Tra i reati più frequenti ricordiamo: l’accesso abusivo a sistemi informatici; il phishing e furto d’identità digitale; la diffusione di malware e ransomware; Il cyberstalking; la diffusione illecita di immagini intime; le frodi informatiche; le truffe nei marketplace e sui social network; gli attacchi informatici contro aziende e pubbliche amministrazioni.

Il cybercrime, a differenza della criminalità tradizionale, non conosce confini geografici.
Difatti, un cyber criminale può colpire davanti un computer una vittima che si trova dall’altra parte del mondo, rimanendo sempre alla tastiera.

Nel nostro ordinamento, molti reati informatici sono disciplinati dal Codice penale e da specifiche normative introdotte per rispondere alle nuove forme di criminalità digitale.

Per quanto concerne l’attività investigativa, questa richiede talvolta la collaborazione tra autorità giudiziaria, forze di polizia specializzate e organismi internazionali, per il fatto che gli autori possono operare da Paesi diversi rispetto a quello della vittima.

L’attribuzione della responsabilità penale è uno degli aspetti più complessi, in quanto l’utilizzo di reti private virtuali (VPN), sistemi di anonimizzazione e criptovalute può rendere particolarmente difficile l’identificazione del reo.

Quando si parla di criminalità informatica, la prima cosa che ci viene in mente è la tecnologia, in realtà però, gran parte degli attacchi informatici non hanno successo solo ed esclusivamente per via dell’utilizzo di strumenti informatici sofisticati, bensì perchè vanno a sfruttare le vulnerabilità umane.

Si pensi, ad esempio al phishing (di cui abbiamo già parlato in qualche articolo precedente), attraverso il quale la vittima viene indotta a rivelare dati sensibili, facendo leva su emozioni, quali la paura, l’urgenza e/o la fiducia.

Occorre prestare attenzione, altresì, al comportamento degli autori.

In quanto il fatto di non vedere la vittima, e di non essere visti dalla vittima, ma di rimanere nell’anonimato può favorire una riduzione del senso di responsabilità e di empatia nei confronti di quest’ultima.

Le vittime che subiscono truffe online o un furto d’identità, possono andare incontro ad ansia, senso di colpa, perdita di fiducia, paura di continuare ad utilizzare gli strumenti digitali.

Nei casi di cyberstalking o di diffusione illecita di dati sensibili, il danno psicologico può essere particolarmente rilevante, andando ad incidere ad esempio, sulla vita privata, lavorativa e relazionale della vittima.

Difatti, in virtù di ciò, la tutela delle vittime richiede un approccio multidisciplinare che veda coinvolti psicologi, criminologi, forze dell’ordine, e via dicendo.

Un ruolo fondamentale spetta alla prevenzione, la quale può ridurre notevolmente il rischio di diventare vittime di reati informatici.

A tal proposito, si consiglia ad esempio, di utilizzare password lunghe e uniche; di attivare l’autenticazione a due fattori; di mantenere sempre aggiornati software e sistemi operativi; di verificare sempre l’autenticità di e-mail e di messaggi; di evitare di condividere dati personali senza verificare il destinatario.

Dott.ssa Claudia Peci

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Criminologia "crimini informatici""cybercrime""epoca cybercrime""reati informatici"

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