Ed eccomi di nuovo qui, dopo essermi presa una piccola pausa dalla routine quotidiana.
Prima di addentrarmi nella stesura di questo nuovo articolo, ci tenevo a fare una piccola premessa, dato che come avrete notato, ultimamente i miei articoli parlano di sicurezza informatica e di protezione dei dati.
A seguito del superamento di due colloqui sostenuti nel mese di agosto, ho deciso di iniziare due nuove avventure dal punto di vista formativo che mi permetteranno di specializzarmi proprio nell’ambito della Cyber Security & Data Protection, seguendo un master e grazie ad un percorso formativo come Junior Geopolitical Analyst occupandomi di difesa e sicurezza e di analisi OSINT (Open Source Intelligence), ragion per cui ho deciso di scrivere questo articolo.
Quotidianamente lasciamo online frammenti della nostra identità, pezzi della nostra vita che presi singolarmente possono sembrare informazioni innocue, ma che in realtà se messi insieme formano i tasselli di un puzzle.
Vi spiego meglio, riportandovi un esempio semplicissimo.
Tizio pubblica sui social per filo e per segno tutto quello che accade nella propria vita: l’inizio di una nuova relazione, la nascita di un figlio, l’inizio di un nuovo lavoro, il luogo in cui si trova in questo momento in vacanza.
In fondo cosa c’è di male…
Tizio vuole rendere pubblico a tutto il mondo (non solo alla cerchia dei propri amici e conoscenti) tutto quello che accade nella propria vita, minuto per minuto, istante per istante, senza tralasciare nulla: luoghi, date, persone, foto.
Tizio in quei momenti non si rende conto però, che tutte le tracce lasciate sui social possono rivelarsi delle armi contro la propria sicurezza e contro la protezione dei propri dati.
Difatti, pubblica la qualsiasi cosa… come se tutto il mondo gli fosse amico, come se non esistesse il male, come se non esistessero persone con scopi malevoli, come se non esistessero criminali nè cyber criminali.
Vi siete mai posti la domanda: “Che cosa succede se qualcuno mette insieme tutte le informazioni che lascio sui social?”.
E’ proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’OSINT, ovvero dell’attività di raccolta e di analisi di informazioni disponibili attraverso fonti aperte ed accessibili.
Non parliamo di hacking, ma di informazioni lasciate da noi stessi sul web e aperte a chiunque.
Ed è proprio qui che il tema della sicurezza informatica, a mio avviso incontra quello della psicologia, in quanto da un singolo dato si può giungere al profilo della persona, capire cosa fa nella vita, chi sono i suoi familiari (ad esempio leggendone i commenti, lasciati sotto ad una foto pubblicata), sapere qual è il giorno del suo compleanno, il suo indirizzo e-mail, il nome delle persone a lui care, sapere dove si trova in questo momento, sapere qual è la data del proprio matrimonio, e così via.
Ritornando all’esempio fatto poc’anzi, immaginiamo che Tizio nella biografia indichi per l’appunto il proprio lavoro, specificandone la sede; pubblichi foto di famiglia, comprese quelle della propria figlia minorenne (scrivendone persino il nome), condivida contenuti relativi alla propria Città; tagghi il luogo in cui si trova; mostri il proprio animale domestico (scrivendone il nome); e via dicendo.
Nessuna di queste informazioni, se prese singolarmente, rappresentano necessariamente una vulnerabilità, il problema nasce dalla correlazione tra più informazioni.
La combinazione di più informazioni può permettere di ricostruire abitudini, relazioni, interessi, luoghi frequentati, elementi utili a rendere un tentativo di contatto fraudolento più credibile o addirittura dare ad un cyber criminale la password d’accesso dei propri account social o della propria e-mail, senza neppure rendersene conto, perchè magari ingenuamente la nostra password concide con la nostra data di nascita, piuttosto che con il nome del nostro partner o la data del giorno del nostro matrimonio.
Ogni attività online contribuisce, in misura diversa, alla nostra digital footprint, ovvero alla nostra impronta digitale.
Ne fanno parte, ad esempio:
-profili e biografie pubbliche;
-fotografie e video;
-commenti e discussioni nei forum;
-informazioni personali;
-siti e blog;
-annunci pubblicati online;
-username utilizzati su varie piattaforme;
-informazioni relative a interessi, hobby e attività;
-luoghi frequentati o indicati nelle pubblicazioni;
-collegamenti tra persone, associazioni e organizzazioni;
-informazioni presenti su siti istituzionali o professionali.
Relativamente a quanto riportato, pensiamo ad esempio a coloro i quali utilizzano foto di bambini come materiale pedopornografico, e potrebbero sottrarre dai vostri profili pubblici le foto dei vostri figli. Per voi non c’è niente di male, nel postare le foto dei bambini, ma bisognerebbe ragionare come un cyber criminale, entrare nella mente di un criminale, e per un attimo pensare che esiste il bene così come esiste il male; così come esistono individui che hackerano i profili social; esistono stalker che tenendo d’occhio i vostri movimenti potrebbero pedinarvi; esistono i ladri che vedendo dal vostro ultimo post che in questo momento vi trovate dall’altra parte del mondo, potrebbero svaligiarvi casa, tanto voi stessi avete lasciato la posizione esatta della vostra abitazione…
O ancora, pensiamo ad esempio, ad un tentativo di phishing o di social engineering costruito ad hoc da individui che hanno studiato i vostri profili social, spacciandosi per un vostro familiare, piuttosto che per un vostro collega, rendendo il tutto quanto più credibile possibile ai vostri occhi.
Ricordiamoci che i cyber criminali fanno leva sulla psicologia umana, incutendo paura nell’altro e affrettandolo nel compiere scelte che non farebbe se non si trovasse in uno stato di paura.
Un consiglio che posso fornirvi non è quello di sparire dai social, ma è quello di pubblicare quanto meno possibile della vostra vita privata, e se proprio volete farlo impostate la privacy, riservate la vostra sfera privata soltanto ad una stretta cerchia di conoscenti.
E prestate soprattutto attenzione a ciò che pubblicate… Meglio 100 like in meno, fidatevi…
Imparate a gestire consapevolmente la vostra esposizione digitale e rimanete vaghi sui luoghi dove vi trovate e che frequentate, su dove lavorate, su cosa fate nella vita.
Dott.ssa Claudia Peci
