Oggi voglio parlarvi di “DOXING” (o “DOXXING”), termine che deriva dalla parola inglese “documents” (documenti) o in breve “docs”.
Si tratta di una forma di cyberbullismo, mediante la quale i cyber criminali raccolgono dati ed informazioni sensibili ad esempio, da siti web, social, blog, e via dicendo, e li pubblicano ovunque.
Tra i dati sensibili raccolti, troviamo ad esempio, indirizzi privati, indirizzi e-mail, numeri di telefono, foto private, coordinate bancarie, nomi di familiari, e così via.
Talvolta, gli aggressori si pongono come persone affidabili su Internet, al fine di manipolare le loro vittime e i loro familiari, per farsì che questi gli riferiscano volontariamente le informazioni di cui necessitano.
A tal fine, gli aggressori creano account falsi sui social e depositano le informazioni su piattaforme anonime.
L’obiettivo è che il maggior numero possibile di persone raccolga e diffonda dette informazioni, per farsì che il danno sia quanto più ampio possibile.
Ma perchè si viene doxxati?
Raramente dietro le motivazioni che spingono un cyber criminale a doxxare qualcuno vi è il ricatto.
In genere, la causa principale è legata al fatto di arrecare a qualcuno un danno morale, per esempio, per vendetta, per giustizia personale, per scontri personali, per danneggiare gli oppositori politici.
Difatti, nella maggior parte dei casi, le vittime sono: politici, giornalisti, personalità di spicco che si sono espresse politicamente.
Pertanto, è l’ODIO la principale forza motrice che spinge un cyber criminale ad agire doxxando qualcuno.
Gli autori di doxing non vogliono arricchirsi, bensì vogliono danneggiare qualcuno, intimidendolo a tal punto da non comparire più pubblicamente.
Inoltre, spesso cercano di ottenere un riconoscimento in quello che hanno fatto.
Non è raro che si vantino delle proprie azioni, naturalmente utilizzando uno pseudonimo.
Potenzialmente ogni utente della rete potrebbe essere vittima di un attacco di doxing.
In particolar modo, coloro i quali sono coinvolti in discussioni politiche su Internet o che esprimono una propria opinione politica su blog, video o post possono attirare l’odio degli aggressori.
In virtù del fatto che alcune vittime sono selezionate a caso, tengo a ribadire che ogni utente dovrebbe avere l’accortezza di pubblicare le informazioni personali veramente indispensabili e prestare attenzione alla c.d. economia dei dati.
Difatti, qualora gli aggressori non dovessero trovare dati sensibili a sufficienza, le possibilità di attacco andranno a ridursi notevolmente.
Tra l’altro, qualora ci si dovesse ritrovare nella condizione di essere doxxati, arrivando persino a minacce ed insulti, occorre rivolgersi immediatamente alla polizia e sporgere denuncia.
Ma come ci si può difendere dal doxxing?
Innanzitutto è bene utilizzare nomi utente differenti sui vari social, mai utilizzare lo stesso nome utente, per evitare che vengano effettuati collegamenti dai cyber criminali; occorrerà inoltre pubblicare il minimo indispensabile di dati sensibili sul web, per evitare di essere presi di mira, per evitare che i cyber criminali possano mettere insieme “come i tasselli di un puzzle” il tuo nome, la città nella quale vivi, il luogo dove lavori, chi sono i tuoi amici, i tuoi familiari e i tuoi colleghi, qual è la tua data di nascita, e così via.
Ciò può essere utilizzato ad esempio, anche per dedurre le tue risposte alle comuni domande di sicurezza, si pensi ad esempio, a “Qual è il nome del tuo migliore amico?” o ancora “Qual è il nome della tua prima auto?”.
I docxer potrebbero, altresì, capire il tuo indirizzo IP (Internet Protocol) e poi usare il fatto che è collegato a dove ti trovi fisicamente per eseguire un attacco, contattando ad esempio, il tuo service provider Internet (ISP) fingendo di essere te, e ponendogli domande che gli forniscono maggiori informazioni su di te.
Da non dimenticare poi, che vi sono dei broker di dati che raccolgono per l’appunto informazioni e le vendono a terzi a scopo di lucro. Un broker di dati raccoglierà informazioni visitando diversi siti web che ospitano registri pubblici, per ottenere i dati di cui hanno bisogno su di te.
Dott.ssa Claudia Peci
